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Da Torre di Zuino a Torviscosa.

Ricostruzione del castello dei Marchesi Savorgnan a Torre di Zuino.
Il castello distrutto dall'incendio del 1917.

La località di Zuino, come quella di Malisana e Fornelli, facevano parte dell'antico territorio aquilese già nel 110 a.C. quando la zona venne colonizzata dai romani. Durante quel periodo la località aveva una certa importanza commerciale dovuta alla presenza di alcune fornaci e al passaggio della via Annia, che da Aquileia, passando per Malisana, Concordia e Padova, si riuniva a Bologna alla via Emilia. In seguito a fenomeni di bradisismo, e forse per il fatto che i corsi d'acqua erano stati lasciati in balia di sè stessi, la palude era avanzata insidiando e danneggiando la strada, rendendone costosa la manutenzione, come è provato dal ritrovamento di due lapidi. La storia di Torre di Zuino risale al 1278 con l'atto di cessione, da parte dei signori di Caporiacco a quelli di Villalta. In seguito la proprietà passò a Rodolfo di Duino che la cedette, nel 1343 a Arrigo di Strassoldo. L'anno seguente le ville di Zuino, Fornelli, assieme a altri beni, furono vendute alla famiglia Savorgnan, la quale le possedette, salvo una breve interruzione dal 1411 al 1420, fino al 1866. Tuttavia con la pace di Worms (1520) Zuino, pure rimanendo proprietà dei Savorgnan, venne assegnata alla casa d'Austria e aggregata alla contea di Gorizia e Gradisca, sotto cui rimase, tranne la breve parentesi napoleonica, fino al 1866. E' utile ricordare che già nel 1690 il conte Antonio Savorgnan aveva progettato un piano di bonifica e colonizzazione delle sue terre, allora dominate dalla palude. Sul terreno bonificato era sorta la nuova Zuino, denominata Torre di Zuino, in ricordo della torre dell'antico maniero sui cui resti nel 1714 era stata edificata la nuova villa padronale andata distrutta durante la prima guerra mondiale. Antonio Savorgnan inoltre fece edificare, nel 1727, anche la chiesa, oggi parrocchiale della città, e delle case in linea per i braccianti e i coloni agricoli, che in parte esistono ancora oggi. Nel 1818 i Savorgnan vendettero la loro tenuta a una società veneziana, la Rossi e Carminati che la possedette sino al 1882, anno in cui passò al conte padovano Augusto Corinaldi, il quale a sua volta, nel 1924 vendette parte della tenuta al Collegio Mechitaristi di Venezia e parte al gruppo Lombardi-Bignani dai quali la SNIA acquistò dei terreni.