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La casa a chi lavora.

Le colombaie.
Le vitte dei dirigenti.

A HOUSE
FOR THE WORKERS

One of the SNIA's main problems in Torviscosa was to be able to set up, in a brand new area, a new kind of working class, with the import of technicians and executives from the Milan and Turin branches. The working class could have been able to reproduce and permanently live "inside" the firm, also because of the complete lacking of other chemical industries in the nearby areas. So came the idea of the house for the hired workers, that thanks to precise mechanisms, after a certain period of time, it actually became a worker's property.

Il particolare problema della SNIA a Torviscosa era di riuscire a formare, in una zona vergine, una nuova classe operaia, con l'importazione di tecnici e dirigenti dalle sedi di Milano e Torino. La classe operaia avrebbe potuto riprodursi e rimanere stabile all'interno dell'azienda data anche la totale mancanza di altre industrie chimiche nelle vicinanze; da qui la politica aziendale dell'abitazione operaia che attraverso precisi meccanismi, dopo un certo tempo diventava di proprietà dei dipendenti. La costruzione di case operaie rispondeva a un preciso ragionamento economico per il quale il costo dei fabbricati veniva considerato come parte di impianto da utilizzare. Questo concetto è chiaramente espresso nella pubblicazione della SNIA "La casa a chi lavora" in cui, dopo un'affermazione iniziale di finalità sociale dell'operazione, si afferma: "il datore di lavoro assume l'onere della creazione di speciali fondi destinati allo specifico scopo di donare la casa al lavoratore. Li costituisce commisurandosi sui risultati economici dell'azienda come atto di liberalità, per passare successivamente a una diversa impostazione tecnica e giuridica del problema che considera detti fondi come spese inerenti alla gestione, destinate ad una ideale reintegrazione del logorìo fisico del lavoratore alla stessa stregua per cui l'azienda prevede il logorio della macchina, lo valuta per quanto può incidere sulla propria consistenza patrimoniale od efficienza produttiva e si ripara costituendo nel corso della propria attività delle riserve di reintegrazione. In tal modo i fondi destinati alla casa del lavoratore sono sottratti all'alea dei risultati finanziari dei singoli esercizi, costituiscono un capitale lavoro che si accumula nel tempo e si assegna dopo una provata fedeltà di lavoro". La politica della casa di proprietà, inoltre, punta a legare l'operaio all'azienda ed al luogo e ad indebolire la conflittualità sociale. Infatti con la casa a chi lavora "l'azienda lega il beneficio individuale ad un'alta funzione di interesse collettivo, rafforza l'istituto della famiglia, nucleo insopprimibile di ogni ordinamento civile. Il diritto di proprietà crea il senso della conservazione e, con la trasmissibilità del diritto a titolo successorio, assicura la continuità della tradizione familiare e la rafforza con vincoli economici e sentimentali. La stabilità della sede riduce sempre di più il nomadismo della manodopera, sopprime l'eclettismo per creare la specializzazione". Per l'iniziativa "la casa a chi lavora" De Min aveva elaborato nel 1941 progetti di villino-tipo a due o quattro appartamenti indipendenti. Del primo tipo l'architetto aveva redatto due soluzioni identiche nella pianta, piuttosto tradizionale, e nella volumetria (praticamente dei semplici parallelepipedi coperti da un tetto a falda quasi privo di aggetto) mentre le differenze riguardavano il trattamento delle aperture: più tradizionale il primo tipo con scuri e cornici marcapiano, più "moderno" il secondo, con aperture rettangolari prive di cornici e un pergolato per segnare la zona d'ingresso. Quest'ultima versione venne poi impiegata nei villini SNIA di Cesano Maderno. Più articolato nella volumetria, ma sostanzialmente identico nel concetto di fondo è il villino a quattro appartamenti il cui progetto viene inviato da Marinotti a Mussolini, perché lo esaminasse, dichiarando che tali costruzioni sarebbero state pronte entro il 1942. Tuttavia, nonostante il tentativo da parte di Marinotti di fare passare agli occhi del duce l'operazione "la casa a chi lavora" come un fatto munifico della SNIA, vi era chi leggeva in modo ben differente le iniziative sociali dell'azienda. Infatti in un promemoria preparato per Mussolini sulla relazione tenuta da Marinotti all'assemblea degli azionisti SNIA del 21 marzo 1942, dopo aver dichiarato dannosa per gli interessi nazionali la politica economica della SNIA, passando a commentare gli interventi assistenziali della azienda si affermava: "molti rilievi ci sarebbero da fare sulle opere assistenziali che la SNIA magnifica nelle sue relazioni e specialmente sulla "casa a chi lavora". Questa istituzione ha fatto una magnifica impressione ai profani che non conoscevano i contratti di lavoro dei dipendenti della SNIA. Per i suoi dipendenti è stata una grande delusione e lo dimostra il grande malcontento che vi è in tutte le maestranze e che ogni tanto affiora con proteste collettive, piccoli scioperi bianchi e innumerevoli vertenze sindacali. "Ai dipendenti della SNIA è corrisposto il salario in base ai contratti del 1937-1938 con dei piccoli miglioramenti: un operaio qualificato è pagato in ragione di L. 3,10 all'ora: un manovale L. 2,90; le donne L. 1,30; mentre altri operai di industrie più salubri e meno disagiate sono pagati con salari di L. 4,70, L. 4,20 e L. 2,50 all'ora. Non possono licenziarsi perché mobilitati civilmente e se protestano perché il salario è basso, corrono il pericolo di essere deferiti all'Autorità Militare. "Di conseguenza gli operai fanno questo piccolo calcolo: siamo venticinquemila dipendenti della SNIA; se questa ci paga in media una lira all'ora in meno, ogni giorno risparmia sui nostri salari 2.000.000 di lire e in un anno più di cinquanta milioni che una volta tanto ha dato per la "casa a chi lavora" e che quest'anno ha ridotto a 5 milioni guadagnando per suo conto il resto. "Per di più è avvenuto che diversi operai, i quali l'anno scorso o questo anno compivano già quindici ed anche diciotto anni di servizio, venivano licenziati perché chiedevano di essere messi a lavorare in reparti più sani avendosi logorata la salute".