La ricostruzione post bellica

1945 Bombardamento dello stabilimento a Torre di Zuino.

La ricostruzione post bellica della fabbrica e la rinascita.

Sulle rovine dello stabilimento erano nate le ortiche, e dei pochi fabbricati ancora utilizzabili si servivano gli alleati come magazzini e depositi di munizioni. Era la fine del 1945 e la direzione provvisoria di Milano, in assenza di Marinotti, annaspava tra mille difficoltà in cerca di soluzioni.

A Torviscosa tecnici ed operai avevano un unico scopo: riprendere il lavoro. Intanto la canna era cresciuta rigogliosa ed era pronta ad essere trasformata in cellulosa; del devastato reparto “preparazione vegetale” era rimasta in piedi, anche se largamente danneggiata, la parte “defogliazione canna”; le caldaie erano abbastanza in ordine. Purtroppo, tutte le attrezzature di controllo delle stesse erano andate distrutte, come pure i regolatori di tensione delle turbine; i motori e le batterie erano rottami, i trasformatori abbisognavano di grosse riparazioni. I bollitori avevano opposto la resistenza della loro enorme massa ed erano pressoché intatti, la “preparazione liscivio” si sarebbe potuta riattare. Non c’era carbone, non c’era zolfo, distrutte le macchine continue.

Le maestranze della SNIA VISCOSA rivolevano al posto di comando Franco Marinotti; la direzione preparava il suo ritorno. Gli stabilimenti SNIA avevano subito danni gravi, ma non irreparabili e il lavoro non si era praticamente interrotto. Ma Torviscosa non era che un ammasso di macerie e la sua ricostruzione avrebbe richiesto un sacrificio enorme. Il mercato della cellulosa era ridiventato libero; perché – dicevano alcuni – ricostruire Torviscosa?

Gli azionisti erano d’accordo sul ritorno di Marinotti, ma un grosso gruppo non condivideva la ricostruzione. Ore decisive, a Torviscosa si trepidava. Quando i rappresentanti degli azionisti si recarono da Marinotti a riportargli le insegne del comando, egli disse: “Accetto, ma ad una condizione. Torviscosa dovrà essere ricostruita, o io non tornerò mai più”.

Franco Marinotti tornava dunque in Italia e riassumeva la direzione della SNIA VISCOSA. Dotato di una fotte intuizione, anche allora, egli sceglieva la giusta via, senza fruire di aiuti americani nè di altre sovvenzioni; non solo ripristinando gli impianti ma accrescendo e sviluppando le capacità produttive nel campo dei tessili artificiali.

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